
La mano di Tudor sulla Juventus: praticità e solidità, ma ci sono due fattori da migliorare
In attesa del primo e vero crash test, in programma domenica 6 aprile all'Olimpico contro la Roma, per quello che ha tutti i connotati dello spareggio Champions, i primi segnali dell'impatto di Igor Tudor si sono già intravisti nel corso dei novanta minuti che hanno visto la Juve piegare 1-0 un onorevole e coriaceo Genoa.
Nonostante la nuova guida tecnica abbia avuto modo di lavorare solamente per due giorni con il gruppo squadra al completo, qualche spunto positivo è già emerso dall'ultima sfida di campionato. Aspetti sui quali ora servirà lavorare con grande continuità, andando invece a migliorare altri fattori, dove la Juve ha mostrato di portare in dote ancora qualche crepa. La Gazzetta dello Sport ha posto in analisi i primi spunti positivi dopo l'esordio di Tudor, individuando poi le aree sulle quali servirà un massiccio miglioramento.
Praticità e solidità
Come riferito da McKennie nel post partita, Tudor ha portato molta energia, ma soprattutto il tecnico croato ha deciso di affidarsi alla logica e alla semplicità, imponendo sì il proprio credo calcistico, ma senza rivoluzioni o esperimenti: Gatti, dopo la panchina di Firenze, si è ripreso una maglia da titolare, Nico Gonzalez a tutta fascia sulla destra ha ritrovato la dinamicità perduta, oltre ai primi applausi convinti dello Stadium. Su tutti, però, svetta l'accentramento di Yildiz, tornato finalmente a ricoprire il ruolo di trequartista, dopo aver di fatto giocato tutta la stagione da esterno offensivo. Scelte pratiche e logiche, dunque, che - almeno contro il Genoa - hanno pagato i dividendi.
Un altro aspetto tornato finalmente alla luce, è quello della solidità difensiva. La Juventus, tornata a mantenere la porta inviolata dopo aver incassato sette goal tra Atalanta e Fiorentina. Contro il Genoa, i bianconeri non solo hanno blindato la porta di Di Gregrorio, ma con lo schieramento a tre composto da Gatti, poi sostituito da Kalulu, Renato Veiga e Kelly, hanno praticamente azzerato il potenziale offensivo rossoblù. Una solidità ritrovata e che ora deve fare da filo conduttore in questo spiccho finale di stagione.
Cosa deve migliorare la Juventus
Soluzioni offensive
A partire dalle prossime settimane, a Tudor spetterà la missione più difficile, ovvero quella di incidere in maniera totale sulla sua nuova creatura, andando a migliorare quelle lacune che dopo dieci mesi di gestione tecnica affidata a Thiago Motta sembrano ancora piuttosto lampanti. In primis, i bianconeri devono trovare il modo per migliorare le soluzioni offensive. L'obiettivo dell'allenatore della Juventus è proprio quello di insistere sui concetti di intensità e verticalità. Alzando il pressing e il proprio baricentro, il tecnico bianconero è convinto che la squadra possa sensibilmente innalzare il proprio tasso di pericolosità nei pressi della porta avversaria. Perché al netto del goal di Yildiz, le occasione nitide create da Madama sono state evidentemente poche.
Rilanciare Vlahovic e Koopmeiners
Se contro il Genoa, Tudor ha voluto puntare su Vlahovic come riferimento avanzato, sulla trequarti ha trovato spazio anche Teun Koopmeiners. I due si sono resi protagonisti di una prova volenterosa ma evidentemente ancora lontana dagli standard preventivati. Se DV9 non è riuscito ad incidere in area di rigore, Koop ha annaspato tra le solite difficoltà.
Nel post gara Tudor ha sottolineato come Koopmeiners sia "un giocatore forte che va recuperato" e la speranza è che il 3-4-2-1, modulo che ha esaltato l'olandese ai tempi dell'Atalanta, possa essere l'antidoto giusto per rivitalizzare il grande investimento bianconero dell'estate 2025.
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